Nell’elenco corposo e articolato dei tandem culinari il rosmarino prende a braccetto un’infinità di cibi differenti, dolci e salati, grassi e alteri, severi e ruffiani: polenta e brasato, mele e castagne, branzino e patate. E poi le cotture in generale, a cominciare dagli arrosti. Il rosmarino stimola senza coprire, profuma con sobrietà, rinvigorisce accompagnando, mai coprendo, quasi calibrando i propri effluvi sulla personalità dell’ingrediente con cui divide il fondo della padella o della teglia al forno.
L’ironia è il sale della vita, il pepe, il pinzimonio; è il colore essenziale della gioia del distacco, della capacità di ridere, di sorridere, di guardare le cose da un punto di vista disincantato
Nell’elenco corposo e articolato dei tandem culinari il rosmarino prende a braccetto un’infinità di cibi differenti, dolci e salati, grassi e alteri, severi e ruffiani: polenta e brasato, mele e castagne, branzino e patate. E poi le cotture in generale, a cominciare dagli arrosti. Il rosmarino stimola senza coprire, profuma con sobrietà, rinvigorisce accompagnando, mai coprendo, quasi calibrando i propri effluvi sulla personalità dell’ingrediente con cui divide il fondo della padella o della teglia al forno.
Se parliamo di pepe, Già nel quarto secolo avanti Cristo erano considerati un bene di lusso. In un brano di Plinio Il Vecchio, ad esempio, scopriamo quanto fosse costoso: “Non c’è anno in cui l’India non prosciughi all’Impero Romano cinquanta milioni di sesterzi […] È abbastanza sorprendente che l’uso del pepe sia diventato così di tendenza, considerato che […] la sua unica qualità desiderabile è una certa pungenza”. E quando Alarico, re dei Visigoti, prese Roma, tra le sue richieste per liberare la città c’erano 3000 tonnellate di pepe.
Ora è arrivato il momento di sbizzarrivi con i nostri mix di sali, pepi ed erbe cosi pieni di storia.








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